
Esiste un sottile equivoco che spesso confonde chi ricopre
ruoli di responsabilità: l’idea che fare il manager sia una sorta di esercizio
di osservazione e controllo. Ci si abitua a pensare che gestire significhi
guardare i dati, commentare i ritardi e fare da ponte burocratico tra chi
lavora e chi decide. Ma se un manager si riduce a essere uno spettatore che
descrive ciò che vede, sta rinunciando alla sua funzione principale. Saper
gestire non ha nulla a che fare con la cronaca; ha tutto a che fare con la
capacità di dare l’impulso necessario affinché le cose accadano.
Questo non significa affatto che tutto debba dipendere dalla
sua presenza fisica o che debba trasformarsi nell'unico risolutore di problemi.
Al contrario, un bravo manager dimostra il suo valore proprio quando costruisce
un sistema capace di camminare con le proprie gambe. Il punto però è un altro:
è la capacità di intervenire sul "senso" e sulla velocità di quel
cammino. Troppo spesso vediamo figure di coordinamento che, davanti a una
scelta strategica o a un ostacolo imprevisto, si paralizzano in attesa di
un’approvazione superiore. "Devo sentire sopra", "Aspettiamo il
via libera", "La procedura non lo prevede". Quando la ricerca
del permesso diventa costante, il management abdica alla sua responsabilità e
si trasforma in burocrazia o peggio ancora, in scarico di responsabilità.
Far accadere le cose, in questo senso, significa avere il
coraggio di esercitare la propria autonomia. Significa capire che il proprio
valore non sta nel monitorare un processo che va avanti da solo, ma nel creare
le condizioni affinché quel processo non trovi barriere insormontabili. Se un
progetto si incaglia perché mancano istruzioni chiare o perché c’è un conflitto
di priorità, il manager non scrive un report per spiegare il rallentamento;
prende una decisione, si assume il rischio e sblocca la situazione. Non è
questione di sostituirsi al team, ma di proteggerlo dalle lungaggini e dalle
indecisioni che vengono dall'alto.
Alla fine, la differenza tra chi gestisce davvero e chi
occupa solo una sedia sta nella capacità di incidere sulla realtà senza esserne
prigioniero. Un manager efficace non è il "collo di bottiglia"
attraverso cui deve passare ogni respiro del team, ma è colui che garantisce
che la strada sia libera da ostacoli burocratici e timori gerarchici. Gestire
significa smettere di essere spettatori del proprio ufficio e iniziare a essere
il motore che permette alla macchina di correre veloce, con la sicurezza di chi
non ha bisogno di chiedere "posso?" per ogni passo che la strategia
richiede di fare.